Collegamenti

Trascrizione

  • Indici
  • Drag


Ai Lettori
Girolamo Ruscelli


Quel sacro scrittore, il quale disse, che in Virgilio i fanciulli nuotano, e i
vecchi vi si sommergono, è da credere che volesse con questa così leggia-
dramente presa traslatione avvertire gli studiosi, che ne gli autori, et prin-
cipalmente poeti, di gran valore, i più deboli d’ingegno, et di giudicio,
et ancora di tenero nodrimento ne gli studii, attendono solamente ad in-
tender tanto il significato delle parole, che basti loro a fargli con esse
intendere il sentimento di quelle, o favolose, o vere, o verisimili cose,
che in detti autori si leggono. Ma le persone poi di più saldo giudi-
cio, et già confermate, et cresciute ne gli studii, vanno profondamen-
te penetrando nella consideratione et essaminatione di tutti gli ornamenti, di tutte le bellezze, et di
tutte le perfettioni, che in essi si veggono, et così all’incontro se alcuna cosa pur vi si trovi, che sia de-
gna di riprendersi, et d’accusarsi per non ben posta, non potendo qual si voglia autore aversi ac-
quistato nome di buono, d’eccellente, o di perfetto, se non per testimonianza, et giudicio di coloro,
che da principio et di mano in mano han saputo conoscere le bellezze, et le perfettioni sue, con le ra-
gioni, et con l’arte dimostrarle altrui, et con questa stessa norma discernere i buoni da i cattivi, et
riconoscere i gradi de’ meriti, et del valore in ciascun libro qual’egli sia. Et di qui si vede, che mol-
ti, et ancor de’ dotti, se o tentivamente, o per intendere, et imparar da vero, lor sono poste in giudicio
le cose di qualche autore in sé tutto, o in qualche sua parte, et che chi domanda dubiti, o mostri di
dubitare, se quelle cose sieno ben poste, o no, essi rispondono più da religiosi, che da intendenti, cioè,
che sia temeraria cosa il riprendere, o l’accusare alcuna cosa che gli autori antichi, et approbati ab-
bian detto, quasi che le bellezze, et le perfettioni d’un autor profano, s’abbiano da credere «in fide paren-
tum», o in obbedienza di religione, non a conoscere, et giudicar con le ragioni, et con la dottrina. La qual
religione, et la qual fede, se pur apportasse salute alcuna a i suoi devoti, et osservatori, non sarebbe
se non da lodar sommamente. Ma se ne vede avenir tutto il contrario, cioè, che più tosto gli manda in
perditione. Perciocché dato che si truovino molti che perfettamente intendano un autore nel senti-
mento, et nelle parole, et che l’adorino, et riveriscano come loro idolo, se poi non sanno, come è det-
to, minutissimamente conoscere, et giudicare le perfettioni, et i vitii, o discerner l’une de gli altri, non
sanno mai essi nello scrivere valersi di quegli ornamenti, et di quelle perfettioni, né fuggir quei vitii.
Onde per questa sola cagione in ogni tempo sono stati ben molti gli scrittori di mezzana, ma pochissimi,
et rarissimi d’intera, et di somma perfettione. Per la qual cosa, vedendo io che se mai quel verso di
quel giudicioso poeta,
«Scribimus indocti, doctique poemata passim», ebbe luogo di cantarsi, l’ha ora in questa età no-
stra, per più rispetti, che io spiego altrove, cominciai questi anni a dietro sopra il Decamerone del Boc-
caccio a venire facendo di luogo in luogo l’annotationi, et avvertimenti, et il giudicio delle cose. Et
benché da principio molti maligni, molti invidiosi, et ancor molti sciocchi, ne facessero gran romo-
re, et paresse gran sicurezza la mia, s’è tuttavia dapoi per gratia sola di Dio benedetto, vedu-
to di continuo quanto dette mie fatiche sieno state care a tutti gli studiosi veri, et lontani da maligni-
tà, et quanto da tutti i migliori ingegni sieno state, et sieno abbracciate, et seguite di giorno in gior-
no. Dalla qual certezza, che io ho per lettere, et per relationi d’infiniti per tutta Italia et fuori, io
che non ho maggior pensiero, che d’impiegar ogni mia fatica a beneficio de gli studiosi, mi misi a vo-
ler far il medesimo sopra il Furioso. Ma tanto più copiosamente, quanto che questo per esser poe-
ma vero, et nel maggior genere, si vede avere in sé tutte le bellezze, che in un vero et nobilissimo
poema possono desiderarsi da tutto il mondo.
Per voler’adunque far tutto questo, è convenuto primieramente procurare, che l’autor s’ab-
bia corretto nell’esser suo, così nell’ortografia, come nelle parole. Il che penso con gratia di Dio, che si sia
felicemente fatto in questo, che ora esce fuori per opera dell’onorato Messer Vicenzo Valgrisio, il qua-
le, come è cosa già notissima, non perdona ad alcuna spesa di figure ove bisognino, né di bontà di
carta, né d’altra cosa per adornamento de’ libri, et per utilità, et contentezza de gli studiosi.
Ho poi atteso principalmente a venir per tutto di luogo in luogo essaminando tutte quelle cose, che
principalmente importano al giudicio della perfettione in uno scrittore, et con queste considerationi,
et annotationi si viene ad aver pienamente difeso l’autore da tutte quelle cose, nelle quali è, o potrebbe
essere in qualche parte ripreso, o da i maligni, o da gl’ignoranti, o ancora da i curiosi, et speculati-
vi lettori. Et oltre a ciò si viene tali essaminationi, et avvertimenti a risvegliar i begli ingegni,
et a raffinare i giudicii de gli studiosi, onde si tengano per se stessi solleciti, et essercitati nello scrive-
re perfettamente. Il qual modo di riconoscere, et essaminar le cose severamente, et con giudicio,
quanto meno si vede esser tenuto fin qui da coloro che tolgono ad esporre qual si voglia autore, tanto
più mi rendo sicuro che sarà gratissimo a gli studiosi universalmente, et non meno a i dotti, che a i
mediocri, et etiandio a quei che non sanno lettere, per essere il giudicio naturalmente inestato dalla Na-
tura nelle menti umane, et dalla perfettione di quello son poi nate le regole, et le leggi in ciascuna co-
sa. Et oltre a ciò, io a beneficio, et contentezza de gli studiosi, ho posti nel fine di questo libro, gli
Scontri dell’eccellente Signor Giovan Battista Pigna, segretario dell’illustrissimo, et eccellen-
tissimo Signor Principe di Ferrara, et lettor publico di quella nobilissima città. I quali Scon-
tri si son tolti da i Romanzi del detto Pigna, ne i quai Romanzi, et principalmente in quegli Scontri,
egli veramente è stato il primo, che ha aperta questa bellissima, et utilissima via ch’io dico, di venir
giudiciosamente essaminando i luoghi così delle cose, come della purità, de i precetti, et dell’ornamen-
to della lingua ne gli autori illustri.
In quanto poi all’intendimento di tutto questo bellissimo libro, non si è lasciata cosa indietro, che
da persona senza lettere, da principiante, da mezzanamente, et ancor da sopra il mediocre et il
molto, intendente, et dotta, si possa in alcun modo desiderare. Et tutto si è venuto mettendo ordina-
tamente, et secondo la natura di quello che s’è esposto. Perciocché nelle Annotationi, oltre alle essa-
minationi, et considerationi de’ passi importanti alle leggi dell’arte, et del giudicio, io son venuto
dichiarando tutti quei passi, che ho conosciuto averne bisogno. I quali sono stati molti, et molti, et
non di poca importanza, come ciascuno potrà vedere. Ho posto tutte quelle cose che apparten-
gono a le regole della lingua. Et quello, ch’io tengo per certo dover’esser sommamente caro a
tutti i begli ingegni, è un raccolto di molte cose, et molti versi, che l’autore stesso avea già rimuta-
ti, et migliorati per metter la prima volta che si ristampasse in questo divino, et miracolosissimo libro suo.
Oltre a ciò si son posti con qualche miglioramento quei luoghi stessi, che erano ne gli altri di tutti i
luoghi dell’Ariosto imitati, o tolti in altri autori famosi. Una Brieve dichiaratione di tutte le favole
toccate in questo libro, fatta da Messer Nicolò Eugenico. Et un mio compendioso Vocabolario, di tut-
te le voci bisognose di dichiaratione, d’avvertimento, et di regola per coloro, che non sanno lettere
italiane, o toscane. Con due utilissime tavole, et con tant’altre cose non meno utili, che necessa-
rie, che ciascuno potrà venir vedendo et conoscendo da se medesimo.
Gli Argomenti in ottava rima, che abbiamo posti in questo libro di canto in canto, sono
del Signor Scipione Ammirato, giovene di belle lettere, di felicissima vena, et di molti studii.
Ove nel margine si veggono i nomi scritti con lettere grandi, conosceranno i lettori, che quella è la
prima volta, che quella persona o cosa, con tai lettere scritta, sia nominata in questo libro. Che poi
quando sono con lettere minori, mostra che per adietro sieno state nominate altre volte.
Nelle figure, avvertano ancor quei che non sanno le regole della pittura, ch’elle son fatte tut-
te con molta ragione di perspettiva. Et che da piede di tutto il quadro le figure de gli uomini, de’
cavalli, et dell’altre cose sono fatte più grandi, et poi quanto più vanno verso l’alto, più si vengono
diminuendo. Et questo perché quelle figure che nel foglio stanno così colcate, si imaginano nella
perspettiva che stiano in piedi, et chi tiene il libro in mano viene ad aver le più basse per più vicine
a lui, et così a dilungarseli di mano in mano. Onde la ragione della perspettiva fa così sfuggendo, et
diminuendo, a poco a poco per rappresentare quello, che in una campagna elle farebbono effettualmente
se fosser vive, cioè, che le più vicine a noi, ci paiono più grandi, et le più lontane, paion minori per
la debilitatione de’ rai visivi nostri, et per la moltiplicatione dell’aere, che si interpone tra la vista, et
l’oggetto. Di che nel mio libro, detto Le Bellezze del Furioso, ove mostro la gran perfettione di que-
sto divino poema ancora in questa parte, io discorro a lungo molte cose, non forse da esser poco care
a gli studiosi.

CHIUDI

Nel 1552 Girolamo Ruscelli curò l'edizione del Decamerone di Boccaccio (Giovanni Boccaccio, Il Decamerone, alla sua intera perfettione ridotto, Venezia, Vincenzo Valgrisi, 1552).

Pigna, Giovanni Battista, I romanzi di m. Giouan Battista Pigna diuisi in tre libri, Vinezia, nella bottega d' Erasmo, appresso Vincenzo Valgrisi, 1554.

L'espressione "in fide parentum" appartiene all'ermeneutica cristiana. Tra gli altri in Sant'Agostino, Sermo CCXCIV, xvii, Habitus in Basilica Maiorum, in natali martyris Guddenis, (PL. 38), l'espressione viene utilizzata per confermare l'efficacia salvifica del battesimo anche sui neonati: "Alia eorumdem cavillatio exploditur. Christus nihil prodest non credentibus. Infantibus baptizatis prodest Christus. Infantes baptizati vere credentes aliorum fide. Infantes credunt fide parentum".

L'opera, in realtà, non fu mai pubblicata, ma insistenti sono in tutta l'edizione Valgrisiana del 1556 i riferimenti alle Bellezze di Ruscelli. In una lettera datata 18 Aprile 1556, indirizzata a Giambattista Pigna, Ruscelli di nuovo parla di questa opera in divenire, per la cui stesura e probabilmente pubblicazione si augura di poter avere l'appoggio di Alfonso d'Este (cfr. Ruscelli, Girolamo, Lettere, a cura di Chiara Gizzi e Paolo Procaccioli, Manziana, Vecchiarelli, 2010).

Scheda

Autore

Ruscelli, Girolamo

Indicazione bibliografica

  • Orlando furioso di M. Lodovico Ariosto, tutto ricorretto, et di nuove figure adornato…, Venezia, Valgrisi, 1556

Collocazione

Ferrara, Biblioteca Comunale Ariostea

Studio

Riferimenti Testuali

  • Horatius Flaccus, Quintus - Epistulae, II, 1, 117

Apparati

  • Illustrazioni
  • Ottave d'argomento