Allegoria Canto XXIX

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Nel buon romito, che aiutò la donzella a sostener l’assalto di
Rodomonte finché ne fu ucciso, si mostra che i religiosi, per conservazione dell’anima, non deono temer né villanie, né
morte.
Nella promissione fermata con giuramento da Rodomonte, il qual nondimeno voleva romperla, ci fa accorti che non dob-
biamo attenerci a sacramenti di coloro che non hanno temenza d’Iddio.
Nella constanza d'Issabella, la quale, per servar castità, con arte maravigliosa procurò la propria morte, comprendono le don-
ne che doverebbono più tosto caste morire, che disonestamente vivere.
In Rodomonte, il quale, avendo troppo bevuto, scioccamente s’indusse ad ammazzar Issabella, dimostrasi come il vino, pre-
so senza misura, abbarbaglia gli occhi dell’intelletto.
Nel medesimo Rodomonte, che biasma la sua preterita trascurataggine e il meglio che può cerca di emendarla, si vede a-
pertissimamente che la penitenza è il fine dell'opere inconsiderate.
Che Iddio riguardando l’atto stupendo d'Issabella, l’essalta sì fattamente ch’ella sempre ne sia lodata da scrittori, appare
che la donna può con l’onestà acquistarsi eterna e chiarissima fama.

Scheda

Indicazione bibliografica

  • Orlando furioso di M. Lodovico Ariosto, ornato di nove figure, e allegorie in ciascun canto, Venezia, Giovanni Andrea Valvassori, 1553

Autore

  • Valvassori, Clemente

Collocazione

    Reggio Emilia, Biblioteca Comunale "A. Panizzi"

Studio

Episodi e significati

Personaggi

Eremita (Canto XXIV, XXVIII, XXIX), Isabella, Rodomonte (Re di Algieri e di Sarza)

Nomi

Dio